Quando, miser, fra me piangendo penso
la mia inquïete e mio dubbioso stato,
non so di chi dolermi e da un lato
el fuoco spinto par, da l'altro accenso.
Se esser da voi amato adpien ripenso,
trovomi fra mortali esser beato;
poi dico: Ahimè, se 'l mio servir gli è grato,
perché fa el mio ardor sempre più intenso?
Mi par da un canto posser contentarme
di vostra grazia e da l'altro misuro
ch'amor si regge senza scuse o arme.
Or piango, or rido, or so' benigno, or duro;
alfin poi stracco non so più che farme
né tutto in dubio sto né ben sicuro.