Il terso, dolce e lezadro sonetto,
degno de immensa laude e sommo onore,
induce la mia mente a tanto orrore,
che fa diverso dal voler lo effetto.
Ma perché om giusto ognor esser suggetto
debba a ragion, però se in me el vigore
manca, comprenderete che lo errore
mio già non è, ma del sublime obietto.
Però la mente insieme e 'l capo chino
al divo ingegno vostro, che rinsuona
di sua dolcezza ogni abitata riva.
S'io om de terra e voi spirto divino,
s'io nel diserto e voi in Elicona,
come volé ch'appien responda o scriva?