Parce, parce ormai Fortuna,
ch'a me sol basta quest'una.
Quel ch'io cerco ognor mi fugge,
quel ch'io fuggo ognor m'è presso,
quel che più amo mi consuma e strugge,
quel ch'ho in odio mi conforta spesso.
Questa grazia m'ha concesso
la Fortuna per ristoro
del mio martoro.
Or saziati, Fortuna.
Pianto lungo e riso breve,
a gran notti un piccol giorno,
un'importabil doglia, un piacer leve,
un sempre suspirar mi stan d'int<orno>.
Così vuol quel viso adorno
di bellezze e crudeltà.
Chi colpa n'ha?
Madonna e la Fortuna.
Deh, non più tanta durez<z>a,
deh, non più tanto furore,
ch'esser benigno al servo è gentilezza
e non amar chi ama è disonore.
Tua è l'alma, tuo è 'l core,
tuo son sempre ovunch'io sia.
Fai villania
mostrarti a me sì bruna.
O madonna, per te manca
la mia vita e perché el sai.
O invida Fortuna, non se' stanca?
De la mia morte che guadagnarai?
Ahimè, sarà già mai
ch'almen mora in questo stato?
Ché gli è beato
chi ne fa sol<o> una.