Veduta la mia lunga et aspra pogna,
le lacrime e suspir, preghi e lamento
et ogni mio disio buttato al vento
come opera d'Aragne o d'om che sogna,
dixi meco: Aspettar più non bisogna
soccorso al mio gran mal sì pigro e lento,
ché 'l fuoco abruscia più quant'è più drento
e morir per inerzia è gran vergogna.
Pregai cogli occhi molli el gran Cupido
che del mio tanto ardor vi desse exempio.
<Sì> piacqueli exaudir mie prece alquanto,
che una saeta del suo sacro nido
mandò infocata, orando voi nel tempio:
<per> <ri>durvi a pietà ve abbrusciò el manto.