Quest'è la fede tua, falso Cupido,
l'ample promesse e 'l duplicato giuro,
protervo, ingrato, dispiatato e duro
dal dì ch'uscisti del materno nido.
Idio non se', ma traditore infido,
da star no in ciel, ma ne l'abbisso scuro.
Che trasmutar mi possa in sasso puro
se mai per tuo timor mi reggo o guido.
Scusati la sfrenata passïone
del parlar impio, rigido e superbo,
perché ira non si regge a discrezione.
Ma se oggi son stato a te acerbo,
sol tua utilità ne fu cagione,
p<er>ch'in brevi a più gloria ti riserbo.