Stella che puoi condur mie debil barca
al disiato porto, in te dispiego
le stanche vele e le mie braccia piego
con l'afflitta alma di lamenti carca.
El nocchier dorme e fortuna non svarca;
che tu lo allumi e svegli assai ti prego,
perché fra scogli ormai già vinto aniego
se in breve tempo a riva non mi varca.
Senza tuo lume infra dubbiosi passi,
privo di speme e da orgoglio vinto,
rotto mi veggo infra procelle e sassi,
perché, dal falso error spesso sospinto,
trovo nel fin gli spirti afflitti e lassi:
ché 'nvan si cerca aiuto ove gli è spinto.