De profundis a un cor d'orso grido: Miserere mei. Deh, donate ormai socorso saltem vos amici mei.
Son qual nave in mezzo l'onde da più venti ognor percossa, al gridar nissun risponde, gia di spem' è al tutto scossa;
via non veggo ormai ch'io possa più fuggir suo crudo morso. Deh, donate ormai soccorso saltem vos amici mei.
Son un cervo in boschi strani poverel fra mille offese: da un lato e' fieri cani, da l'altro ho le reti tese.
A mio scampo, a mie difese non mi val veloce corso. Deh, donate ormai soccorso saltem vos amici mei.
Son in selva un pellegrino solitario e disarmato, che smarrito ho el mio camino, da nimici circundato.
Di morire in tale stato fo el mio ultimo discorso. Deh, donate ormai soccorso saltem vos amici mei.
Da un lato el mio cor geme del suo ben vedersi privo, un timor dall'altro el preme ch'amando io al fine arrivo.
Sconsolato, or morto, or vivo, solo al pianto è 'l mio ricorso. Deh, donate ormai soccorso saltem vos amici mei.
Questa cruda, alta e superba del mio mal si nutre e gaude, angue ascoso in fiorita erba ch'or mi morde, ora m'aplaude.
Crudeltà, durezza e fraude dentro al petto ognora imborso. Deh, donate ormai soccorso saltem vos amici mei.
Non è torre, se sentisse la battaglia del mio core, che per mezzo non si apprisse con gran impeto e furore.
Per gran fé, per troppo amore in tal stato son transcorso. Deh, donate ormai soccorso saltem vos amici mei.
Cookies on Poetry Cove