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1503–1503

11

Filenio Gallo

Se morte altro non è che separarsi l'alma dal corpo, i' restai senza vita quel dì ch'io vidi el mio sol lontanarsi, quel giorno che da noi feste partita.

Quel dì venne con voi l'anima e 'l core per esser in eterno a voi unita, quel giorno rinnovò novello ardore, quel giorno rinforzò li strali e l'arco

e fessi più che mai possente Amore. Quel dì fui giunto a l'aescato varco per far d'ogni vigor mie' sensi privi, di pace scosso e sol di pensier carco.

Quel dì cominciar gli occhi a·ffarsi rivi non già per crudeltà ma per dolcezza, und'io son fuor del numero de' vivi. Da indi in qua la forma e la bellezza,

le maniere e ' costumi a ciascun'ora vo ripensando e non trovo fermezza. Da indi in qua non è mai uscito fora de la mia bocca se non: Lilia mia,

vedrovvi Lilia mia avanti mora? Da indi in qua s'io camino per via mi sete sempre inanzi a passo a passo come mia cara e dolce compagnia.

Da indi in qua col volto umido e basso rimembro vostre dolci paroline rare e suavi da spezzare un sasso. Da indi in qua le vaghe e pellegrine

maniere ricontemplo e' vaghi gesti, le singular virtù sole divine. Da indi in qua li movimenti onesti laudo e quel suspirar suave e raro,

col sguardo de' bei lumi alti e celesti. Da indi in qua quel dolce riso e avaro, che de' corallin labbri vidi uscire, fa sì ch'a viver senza vita imparo.

Tal che nel vostro a me aspro partire s'improntò sì vostr'ombra entro al mio petto, che 'nsieme fie el contrario el mio morire. La mia requie, la vita e 'l mio diletto

sol jace nel virgineo e casto seno e quel che piace a voi sol bramo e acetto. Credevo el fuoco pur venisse meno per star distante da vostra presenzia,

ma or mi sento più d'incendio pieno. Or sento de l'amor la vïolenzia, or gusto quanta sia vostra virtute, né spero più ormai far resistenzia.

Da voi dunque depende mia salute vita e dolcezza mia, fidato porto, sommo remedio a le mortal ferute. Non trovo a' mei affanni altro conforto:

s'io mangio, veglio, dormo, bevo o legg<o> sempre dinanzi vostra efigie porto. Se ben col mortal occhio non vi veg<g>o l'anima mia e 'l cor v'è sempre avanti,

unde le membra mia nutrico e regg<o>. Voi sola refrigerio a' mei gran pianti, voi sola medicina a le mie pene, armario de' mei caldi suspir tanti.

Voi sola el vivo fonte onde ognor viene un vivace vigor ne le mie ossa, che 'l corpo senza el cor vivo mantiene. Voi sola avete mia mente rimossa

da ogni altro concetto e, se volesse scampar, non so come si sappi o possa. Ché le catene ognor giugner sì spesse da' vostri movimenti al mio cor sento,

ch'hanno miei sensi e le mie forze oppresse. Né mai per libertà fu omo contento quant'io per servitù nel gremio vostro e quanto stretto più manco mi pento.

Adunque, Lilia, onor del secol nostro, poiché la vita mia da voi procede, come per prova e con la penna mostro, ricordo sopra tutto amor e fede:

quest'è d'un servidor iusta richiesta, qual sempre in gentil spirto si richiede. E como fu la vostra man sì desta a trarmi el cor del lacerato fianco,

così vostra tornata a noi sia presta. O un sol verso mi scrivete almanco, che, come voi el cor, io quel per pegno tenga del nostro amore integro e franc<o>.

Non domando tesor, robba né regno, ma una durabil fede e un sol verso, per farmi oltra a' mei merti altero e degno. Così comprendarò non esser perso

el mio servir, né di speranza privo, né nel fiume leteo l'amor somerso. Più non vi vo' tediar, tesor mio divo: sie 'l ciel propizio a voi, fortuna e fato.

Io son qui morto e sol dentro a voi viv<o>: ché sol veder suo ben fa l'om beato.

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