Se veri sono, o Feo, tanti abiettivi
delle sonore laude del tuo ingegno,
quanti letti ho in carte, io ancor vegno
a bever sitibondo a' dolci rivi.
Piacciati, prego, che' miei sensi privi
non sien dell'acqua che sazia l'uom degno;
ben che repulsa merti, come indegno,
pascan mia povertà tuoi parlar divi.
Naturalmente l'uom desidra scire,
e sempre sta lo intelletto affamato
di cose che non sa poter udire.
Cerco da te, perché fu ordinato,
recuperando l'uom dal Sommo Sire,
che riposto non fu in pristino stato.