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1410–1484

Maestro Romolo a Feo Belcari

Feo Belcari

Solia Calïopè trar d'Elicona, per gran saper de' laürati degni, sì dolce e vaghe rime, ch'ogni segni passâr sotto la figlia di Latona.

Né so se nuove Muse altra corona ornan di novel mirto i varî ingegni, acciò che quelle oscuri e questi insegni, se poetando Apollo altro ragiona.

Onde, famoso spirto, chieggio quale ragion consente che la rima sdrucciola avanzi la süave e naturale. E dite se scrivendo l'uso o mucciola,

però che tanto a me trattarla cale, quanto scaldarmi al foco della lucciola. Questa materia cucciola schifâro i saggi, ché, lordando il terso,

una sillaba più fa lungo il verso.

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