Vivesti, e i tuoi costumi alteri e santi,
i cari sguardi de le luci scorte
da leggiadra onestà, le note accorte,
ch'eran de l'alme altrui soavi incanti,
in te fur eccellenze, e furon vanti
assai sovrani ad ogni umana sorte,
né parver cosa in cui potesse morte,
ma di celeste diva opre e sembianti.
Tu t'infermasti, e la beltà smarrita
poteo farsi stimar dal mondo stolto
donna a mortali passion soggetta.
Moresti, e ne la morte, il dubbio sciolto
che sospesi tenea gli animi in vita,
ti dimostrasti dea vera e perfetta.