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1523–1593

84

Erasmo da Valvasone

Voi, che passate giovenetti il varco di questa breve vita da voi molto gradita, noiosa a chi lontano erra da riva

in gran tempesta, et ha mestier d'aita che sgravi il legno carco, prima che tenda l'arco Morte, che spesso in sul più bel v'arriva;

o l'ora fuggitiva vi trasporti in quegli anni, che riempie d'affanni la nemica al gioir vecchiezza, e 'l tempo;

mentre avete ancor tempo, abbiate cura, e l'ozio non v'inganni, di raccoglier il fior mentre egli è verde, che, tardando, beltate e grazia perde.

Ben può a Marocco coricarsi il sole, indi tornar col giorno di nova luce adorno; ma questa vita fragile e mortale,

che smarrita ha la via di far ritorno, par che da noi s'invole, e l'età nostra vale così ratta al suo fin, come avesse ale.

Né medicina vale poi ch'una volta è rotta. S'una sol volta annotta, abbiamo a dormir noi perpetuo sonno.

Ahi ciechi, omai che ponno anco i piacer giovar, s'oscura grotta deve chiuder con noi dopo breve ora quanto il mondo qua giù brama et onora?

Poiché morir si dee, scettri e corone, e nobiltate e onori, e delizie et amori, e ciò che 'l senso o l'appetito apprezza

ben son d'espresso vanitade, errori: che là dove è ragione, non l'han per cose buone quelle che son sì brevi,e 'l tempo spezza.

Ecco quanta fermezza ebbe Troia , né Roma, o s'altra oggi si noma: quella è deserta, e già di selve ingombra;

di questa resta un'ombra, e fu già al mondo insopportabil soma; e tanti eroi, ch'onorar Xanto e Tebro, con lor spense il vittor d'ogni celebro.

Il sol, che non fermò suo corso unquanco, i cavai punge e sferza, a vespro, a nona, a terza; e Saturno vien dietro, e i propri figli

famelico divora, e già non scherza. Sotto quel vecchio bianco ogni cosa vien manco, e non è chi fuggir possa i suo' artigli.

In un volger di cigli spegne la state e 'l verno; e, per quel ch'io discerno, di quei che pigri e neghittosi stanno,

od al piacer si danno, l'ingordo padre fa peggior governo: che li manduca, e non s'accorgon, quando ei già son posti di loro agi in bando.

E che credete voi, gioveni lenti, ch'a sua velocitate sia questa nostra etate, se gli anni e i lustri a lui sono in un punto,

e le cose future e le passate gli son come presenti? Non van sì presti i venti, come egli corre al destinato assunto:

ond'altri è sovragiunto dal vespro e da la sera, ch'ancor aviso gli era ch'a pena innanzi il sol spuntasse l'alba.

E tal le tempie inalba che vedemmo fanciul quasi iersera, e la morte, ch'ai piè tien sotto il feltro, dietro ne vien come affamato veltro.

Il tempo fugge, e si devrebbe omai di noi stessi aver cura, che se chi s'assecura od in cosa mortal ripon sua fede,

che quel crudele ha sottoposta e fura, drizzi gli occhi in quei rai, che non negò giamai l'ottimo Re de' Cieli a chi 'l richiede

e d'ottener gli crede; che allora ei vedrà a pieno come ogni ben terreno è tra fior quasi serpe, o come donna

che 'n ben fregiata gonna di bei lisci ha coperto il viso e 'l seno, e pietosa e gentil si mostra fuore, sotto difforme, e dentro iniqua il core.

Non dee spirto gentil, ch'esce dal cielo, giacer in terra tardo; ma spedito e gagliardo spiegar l'ale e passar le nebbie a volo,

e quasi aquila al sol drizzar lo sguardo. Questo terreno velo, ch'or caldo preme or gelo e con poco piacer sente assai duolo,

non dee l'uom prezzar solo, ma sì come soggetto tenerlo a l'intelletto; e quel ch'esser del Ciel dee cittadino

creder che peregrino erra, e non ha qua giù fermo alcun tetto, ma da questo camin spinoso et ermo possa in porto arrivar gioioso e fermo.

Canzon, poscia che 'n terra non è cosa beata, chiunque il vero guata, e cerca col pensier perfetto bene,

vedrà quanto convene in questa, come a dir, breve giornata un animo gentil esser accorto e presto a dispensar il tempo corto.

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