Quando a mirar questa gentil Medusa,
che m'ha di sensi mille volte casso,
tremante movo e desioso il passo,
scorgo beltà di fuor, ch'oggi non s' usa.
La più bell'alma poi dentro rinchiusa
col pensier vago a contemplar trapasso,
ma né può l'occhio, né lo spirto lasso
la gran luce soffrir indi diffusa:
ond'io m'impetro. Amor, che mi vien presso,
prende uno allor de' suoi pungenti strali,
et in me tutta la descrive e finge.
Così di gioia al ciel distender l'ali
credendo, un novo gelo ecco mi stringe,
e marmo son di sua figura impresso.