Austro, che da la nera umida faccia
spiri l'orror del dì, l'onta del sole,
gli oscuri nembi e tutta la tua prole
per lo voto del ciel disciolta or caccia.
Ciò c'hai di procelloso entro le braccia
col piovoso Orione ondeggi e vole;
e segua ei, più superbo che non suole,
de l'Iadi cadenti in mar la traccia.
E tuoni e piova e, tra grandini e lampi,
Giove sdegnato gli elementi e 'l cielo
crolli e conquida, et ei tra loro avampi,
sì che lei, cui d'amor non scalda zelo,
tengan le stelle e i venti, che non scampi,
l'acque, il rumor, il fosco, il foco, il gelo.