Han così fisso inique stelle in cielo
che questa inutil mia terrena spoglia
giaccia mai sempre, e d'una in altra doglia
varchi passando con la state il gelo?
O pena è de le mie colpe, che velo
non han, ch'al mio fattor coprir le soglia?
Od è pur tal di lui pietosa voglia,
ch'io mercè chiami almen nel bianco pelo?
Tu madre e sposa sua, tu, tu di noi
tutrice dea, se rettamente inchino
l'alma al tuo nome, a' sacrificii tuoi,
pregal per me, perdon m'impetra: i suoi
giusti sdegni tu plachi, e tu il destino
instabil rendi e van, sempre che vuoi.