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1523–1593

65

Erasmo da Valvasone

Ben fosti ingrato, Amor, ben fosti stolto, quando girar vedesti a Morte fella l'adunca falce in quel leggiadro volto, né la cacciasti a forza di quadrella.

Bastava lo splendor quivi entro accolto per far e Morte di pietate ancella. Ma ciechi siam: non vide ella, non io, ella tanta beltà, io il colpo rio.

Or come cieco ancor inerme e nudo sei fatto senza i dolci lumi ardenti, ch'a romper ogni adamantino scudo de' freddi cor ti furo arme possenti!

Io 'l so, io 'l sento, et è il mio duol sì crudo, che essendo in terra omai spariti e spenti, con una donna, tutti gli onor miei, anch'io m'invoglio di morir con lei.

Ma se mori con lei, chi fia più mai ch'accenda l'alme d'amoroso zelo? Fama e sembianza di quei chiari rai, ch'or vive stelle son fatti nel cielo.

Dunque stelle si fan de' nostri guai, e di là su fiammeggia il nostro gelo? De la perdita vostra e vostro pianto gode il Cielo, e n'acquista onore e vanto.

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