Quasi Tifeo, che sotto il monte freme,
poi che per far a Giove orribili onte,
et a sé varco al Ciel di monte in monte,
Otri, Ossa, Olimpo e Pella pose insieme,
il mio folle pensier di speme in speme
s'era levato a la serena fronte
di lei, che per virtù felici e conte,
Amor, il mondo riverisce e teme.
Ma quindi il miser , poi che non sostenne
il folgorar de' dua begli occhi spesso,
con troppo alta ruina a terra venne,
et or si giace; et in eterno oppresso
da mille ad or ad or Vesuvii et Enne
spira l'immenso ardor diffuso in esso.