Venier, qual rimaneste a l'empia nova
del Fenaruol, ch'amaste ognor cotanto?
Quanto duol vi s'avolse al cor, e quanto
v'uscìo da gli occhi in lagrimosa piova?
Ahi fati acerbi, ahi Febo, e che ne giova
toccar con pregio la tua lira e 'l canto,
se de' duo c'hanno a' nostri giorni il vanto,
ingrato Dio, nessun è che ti mova?
Che l'un, troppo affrettando a morte i passi,
quand'ei spargeva al ciel più dolci accenti,
freddo ohimè chiudi in sì lugubri sassi;
l'altro, su gli occhi de l'amico spenti
omai sì sconsolato e solo lassi,
ch'altro non formi più ch' aspri lamenti.