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1523–1593

24

Erasmo da Valvasone

Mentre de' Greci eroi l'antico seme, che nel mondo fu poi tanto laudato, osò in prima, d'Eson col nobil figlio, per lo stretto passar del mar armato

d'erranti scogli e concorrenti insieme; nel vicin punto del mortal periglio smarriti gli altri e privi di consiglio, solo dopo gli Dei Tifi si dice

aver salvato con pieghevol corso la gran nave, e 'l concorso fuggito a tempo de la rupe ultrice. Stupir, rimase a dietro e da l'audace

ingegno vinte del nocchier prudente, l'una e l'altra Simplegade crudele; né, dopo, unqua son state a l'altre vele, che di passar tra lor usan sovente,

crude o nemiche; ma con ferma pace ciascuna da la sua parte si giace e, miglior legge da quel giorno presa, ubidito hanno ognor senza contesa.

Ma se fama et onor celebre e degno per tante etadi a noi perviene, e vale di Tifi alzar fin a le stelle il nome, qual mai fia gloria al vostro merto eguale,

Signor, che non difeso avete un legno di nostra armata, ma disperse e dome tante squadre nemiche, e tante some tolte dal dorso de le nostre piagge?

Cantino pur l'antiche Muse e i carmi novi casi e nove armi; e Palla stessa aver non già selvagge e rozze travi lavorate, e quella

gran nave tutta di sua man contesta; ma di querce felici e d'animati pini, che prevedean da lungi i fati, spogliata la Tessalica foresta;

e l'argiva Giunone anco con ella sudato a l'opra, e senso, alma e favella e tant'altre potenze altere e nove averle dato col favor di Giove;

che, benché mille meraviglie e mostri, mille perigli e mille volti strani di crude morti e di contese rie, solo per allacciar gli animi umani

raddoppin pur ne' lor sagaci inchiostri; et affamate ognor pingan l'Arpie, e 'l fatato dragon, la notte e 'l die con mille giri in se stesso rivolto

da terra custodir la lana aurata; e biada empia et armata uscir de' campi, e un popol starne stolto devoto a Marte, et a se stesso fero;

e tori, a cui le corna erano spade e fiamme il fiato, indomiti, omicidi, con quanto ammiri e riverisca e gridi quella famosa et eloquente etade,

di voi non però certo aggiugne al vero; né potuto han, tant'oltre col pensiero poggiando, disegnar di finto e vano quanto voi far con invincibil mano.

Dunque sarà maggior titolo forse aver l'Arpie sol d'una casa spinte, e Fineo tolto a le lor gravi offense che tante avide gole aver estinte,

che dal Bosforo trace erano corse ad ingoiar tutte le nostre mense? O chi fia mai che maggior gloria pense i mal nati figliuoli della terra,

gente di cor in van gagliarda e fera, che da l'alba a la sera non fu sua etate, aver con breve guerra vinti e con forza di parole accorte,

che tante schiere e tanti uomini rei, che sotto l'arme avean fatte le tempie aspre e canute e con continoe et empie pugne acquistati pria mille trofei,

di Marte amici et in ciascuna sorte d'animo sempre et orgoglioso e forte, da Voi conquisi, e del loro fero strazio tinto in vermiglio il mar per lungo spazio?

Però che sol per Voi, giovane ardito, or il nome cristian sorge e respira, e la primiera sua forma riprende: Voi, del fato e del ciel placando l'ira,

e di Grecia e d'Illiria avete il lito tolto di mezzo a mille prede orrende; la vostra destra, il vostro ardir ne rende l'amata libertà, la vita, i tetti,

gli altari, i tempii e, con l'onor, le leggi; per Voi, non come greggi inermi e per timor chiusi e ristretti, miriamo or più la strage aspra e ruina

de' nostri paschi, o le mature spiche d'altrui raccolte, e per gli ardenti campi de le voraci fiamme errar i lampi; l'una Esperia per Voi leva l'antiche

chiome, e più lieta ancor l'altra camina, che madre v'è; per Voi l'alta Regin d'Adria co' padri da l'eccelsa sede al tempio or grave e vincitrice incede.

Sorgi, alma altrice di famosi eroi, vera di Roma et emula e figliuola, e fida nel favor del ciel secondo, ch'allor la Parca e 'l Sol, che sempre vola,

trarranno a sera i chiari giorni tuoi, che nova avrà legge e natura il mondo: la Tana cangerà col Nilo il fondo; spirerà l'Euro ove si corca il giorno,

Zefiro dove egli sormonta in cielo; l'Austro carco di gelo da l'Orse, e 'l Borea con le piogge attorno a noi verrà da l'africane arene.

Ma né le stelle hanno quiete eterna: e sparsa è tra' mortali antica voce ch'ardisse già Tifeo gigante atroce mover guerra anco a lui che 'l ciel governa;

e, se creder tant'oltre si conviene, con cento man, l'altier, possenti e piene di cento gravi, orribili montagne, scale in aria s'alzò superbe e magne.

Che maraviglia, se gli umani regni affatica talor Fortuna, e scuote? Se da' figli d'Aloo contrasto et onte temè anco il Ciel, quando l'eteree rote

essi assalir con furibondi ingegni e, preso Marte, il triplicato monte gli alzò con Giove quasi a fronte a fronte? Ma furor smisurato unqua non have

destro successo: al giovenil vigore non pervenne l'orrore de le lor membra monstruose e prave. Né temeraria speme in fin s'allegra:

che, mentre sveller l'Otri indarno tenta Efialte, lasciò cadersi l'Ossa; e di sua altera e smisurata possa spogliato anch'egli, e con la vita spenta,

cadde dinanzi a Febo, onor di Flegra. Né questi ancor ha più sua forza integra, che, in se medesmo troppo ardito e folle, a Dio stesso et a noi far guerra volle.

O de l'umane cose instabil vece! Quel che non allentar la fune a gli archi, né toccar più con l'empia armata Abido, se non co' legni vincitori e carchi

di nostre prede, a tutto 'l Ponto fece voto crudele e giuramento infido; quel che, di Citerea predando il nido, de la fé ruppe i dati ordini santi,

né sazio poi l'Illiria anco premeva, né cosa omai credeva poter al suo furor restar davanti; quel che con rio pensier, con voglie strane

la bella Italia minacciava ancora, e tra le nuore misere latine disegnava empi strupri, aspre rapine, sospira or lungi la lasciata aurora,

sospinto al fin da le sue rabbie insane; et a Voi, nostro alto campion, rimane nobil trionfo, e gloriosa mostra al popol tutto de la fede nostra.

Là dove i figli di Titan percossi preme Sicania, o mia canzon, vedrai cinto un guerrier di vincitor alloro: a quei ratta t'inchina, a quei dirai

ch'a lui ben si conviene il bronzo e l'oro in fonder e dicar statoe e colossi, poi ch'ei, qual novo Alcide o Febo, scossi dal nostro ciel i grandi osti di Cristo,

di così eccelsa gloria ha fatto acquisto.

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