Mentre de' Greci eroi l'antico seme, che nel mondo fu poi tanto laudato, osò in prima, d'Eson col nobil figlio, per lo stretto passar del mar armato
d'erranti scogli e concorrenti insieme; nel vicin punto del mortal periglio smarriti gli altri e privi di consiglio, solo dopo gli Dei Tifi si dice
aver salvato con pieghevol corso la gran nave, e 'l concorso fuggito a tempo de la rupe ultrice. Stupir, rimase a dietro e da l'audace
ingegno vinte del nocchier prudente, l'una e l'altra Simplegade crudele; né, dopo, unqua son state a l'altre vele, che di passar tra lor usan sovente,
crude o nemiche; ma con ferma pace ciascuna da la sua parte si giace e, miglior legge da quel giorno presa, ubidito hanno ognor senza contesa.
Ma se fama et onor celebre e degno per tante etadi a noi perviene, e vale di Tifi alzar fin a le stelle il nome, qual mai fia gloria al vostro merto eguale,
Signor, che non difeso avete un legno di nostra armata, ma disperse e dome tante squadre nemiche, e tante some tolte dal dorso de le nostre piagge?
Cantino pur l'antiche Muse e i carmi novi casi e nove armi; e Palla stessa aver non già selvagge e rozze travi lavorate, e quella
gran nave tutta di sua man contesta; ma di querce felici e d'animati pini, che prevedean da lungi i fati, spogliata la Tessalica foresta;
e l'argiva Giunone anco con ella sudato a l'opra, e senso, alma e favella e tant'altre potenze altere e nove averle dato col favor di Giove;
che, benché mille meraviglie e mostri, mille perigli e mille volti strani di crude morti e di contese rie, solo per allacciar gli animi umani
raddoppin pur ne' lor sagaci inchiostri; et affamate ognor pingan l'Arpie, e 'l fatato dragon, la notte e 'l die con mille giri in se stesso rivolto
da terra custodir la lana aurata; e biada empia et armata uscir de' campi, e un popol starne stolto devoto a Marte, et a se stesso fero;
e tori, a cui le corna erano spade e fiamme il fiato, indomiti, omicidi, con quanto ammiri e riverisca e gridi quella famosa et eloquente etade,
di voi non però certo aggiugne al vero; né potuto han, tant'oltre col pensiero poggiando, disegnar di finto e vano quanto voi far con invincibil mano.
Dunque sarà maggior titolo forse aver l'Arpie sol d'una casa spinte, e Fineo tolto a le lor gravi offense che tante avide gole aver estinte,
che dal Bosforo trace erano corse ad ingoiar tutte le nostre mense? O chi fia mai che maggior gloria pense i mal nati figliuoli della terra,
gente di cor in van gagliarda e fera, che da l'alba a la sera non fu sua etate, aver con breve guerra vinti e con forza di parole accorte,
che tante schiere e tanti uomini rei, che sotto l'arme avean fatte le tempie aspre e canute e con continoe et empie pugne acquistati pria mille trofei,
di Marte amici et in ciascuna sorte d'animo sempre et orgoglioso e forte, da Voi conquisi, e del loro fero strazio tinto in vermiglio il mar per lungo spazio?
Però che sol per Voi, giovane ardito, or il nome cristian sorge e respira, e la primiera sua forma riprende: Voi, del fato e del ciel placando l'ira,
e di Grecia e d'Illiria avete il lito tolto di mezzo a mille prede orrende; la vostra destra, il vostro ardir ne rende l'amata libertà, la vita, i tetti,
gli altari, i tempii e, con l'onor, le leggi; per Voi, non come greggi inermi e per timor chiusi e ristretti, miriamo or più la strage aspra e ruina
de' nostri paschi, o le mature spiche d'altrui raccolte, e per gli ardenti campi de le voraci fiamme errar i lampi; l'una Esperia per Voi leva l'antiche
chiome, e più lieta ancor l'altra camina, che madre v'è; per Voi l'alta Regin d'Adria co' padri da l'eccelsa sede al tempio or grave e vincitrice incede.
Sorgi, alma altrice di famosi eroi, vera di Roma et emula e figliuola, e fida nel favor del ciel secondo, ch'allor la Parca e 'l Sol, che sempre vola,
trarranno a sera i chiari giorni tuoi, che nova avrà legge e natura il mondo: la Tana cangerà col Nilo il fondo; spirerà l'Euro ove si corca il giorno,
Zefiro dove egli sormonta in cielo; l'Austro carco di gelo da l'Orse, e 'l Borea con le piogge attorno a noi verrà da l'africane arene.
Ma né le stelle hanno quiete eterna: e sparsa è tra' mortali antica voce ch'ardisse già Tifeo gigante atroce mover guerra anco a lui che 'l ciel governa;
e, se creder tant'oltre si conviene, con cento man, l'altier, possenti e piene di cento gravi, orribili montagne, scale in aria s'alzò superbe e magne.
Che maraviglia, se gli umani regni affatica talor Fortuna, e scuote? Se da' figli d'Aloo contrasto et onte temè anco il Ciel, quando l'eteree rote
essi assalir con furibondi ingegni e, preso Marte, il triplicato monte gli alzò con Giove quasi a fronte a fronte? Ma furor smisurato unqua non have
destro successo: al giovenil vigore non pervenne l'orrore de le lor membra monstruose e prave. Né temeraria speme in fin s'allegra:
che, mentre sveller l'Otri indarno tenta Efialte, lasciò cadersi l'Ossa; e di sua altera e smisurata possa spogliato anch'egli, e con la vita spenta,
cadde dinanzi a Febo, onor di Flegra. Né questi ancor ha più sua forza integra, che, in se medesmo troppo ardito e folle, a Dio stesso et a noi far guerra volle.
O de l'umane cose instabil vece! Quel che non allentar la fune a gli archi, né toccar più con l'empia armata Abido, se non co' legni vincitori e carchi
di nostre prede, a tutto 'l Ponto fece voto crudele e giuramento infido; quel che, di Citerea predando il nido, de la fé ruppe i dati ordini santi,
né sazio poi l'Illiria anco premeva, né cosa omai credeva poter al suo furor restar davanti; quel che con rio pensier, con voglie strane
la bella Italia minacciava ancora, e tra le nuore misere latine disegnava empi strupri, aspre rapine, sospira or lungi la lasciata aurora,
sospinto al fin da le sue rabbie insane; et a Voi, nostro alto campion, rimane nobil trionfo, e gloriosa mostra al popol tutto de la fede nostra.
Là dove i figli di Titan percossi preme Sicania, o mia canzon, vedrai cinto un guerrier di vincitor alloro: a quei ratta t'inchina, a quei dirai
ch'a lui ben si conviene il bronzo e l'oro in fonder e dicar statoe e colossi, poi ch'ei, qual novo Alcide o Febo, scossi dal nostro ciel i grandi osti di Cristo,
di così eccelsa gloria ha fatto acquisto.
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