Notturna dea, tu con splendor che traggi
dal fratello, e non tuo, rassembri bella;
questa, che del tuo nome il mondo appella,
la notte illustra e 'l dì co' propi raggi.
Tu con l'arco, tra pini ascosa e faggi,
domi le fere cacciatrice snella;
da questa movon tacite quadrella
che pon far mansueti i cor selvaggi.
Te conducon duo cervi intorno il cielo;
più poeti alzan lei sopra le spere;
tu nudri i corpi umani, ella gl'ingegni.
Ella invitta, tu vinta d'un bel velo.
Or mira s'a ragion contenda e spere
da l'immortalità pregi più degni