Chi piange in terra, in ciel prende conforto;
e 'l ben che s'ha ne la celeste stanza
tanto di questo mondo il mal avanza,
quanto eterno è quel ben, questo mal corto.
Quinci, sì come da tempesta in porto
s'abbia l'alma a ritrar, prendo baldanza
da questo duol, che per antica usanza
mi preme esser là su levato e scorto.
E ben per ciò devrei dolce e leggiero
ogni peso stimar, ch'al corpo infermo
il pietoso rettor del ciel m'impone:
ma io son carne; e cresca ancor più fero
(ch'io nol rifiuto) il mal, ma dammi in schermo
contra 'l senso, o Signor, l'alma ragione.