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1839–1875

VERITÀ

Emilio Praga

Ho il canto dell'upupa, ho il viso di un prete, le penne di un passero sfuggito alla rete,

fanciulla, per essermi sì cruda e severa? Se' tu inespugnabile, mia bella trinciera?

Che filtri, che spasimi fan d'uopo al tuo cuore, perché mi rimuneri di un raggio d'amore?

Vuoi dunque ch'io lagrimi, ritrosa romana, al par delle statue di piazza Fontana?

Ch'io vada pescandoti, per darti la cena, nel nostro naviglio delfino, o murena?

Ch'io danzi coi trampoli su un filo di seta, che un ago ti fabbrichi di carta o di creta?

Ch'io strozzi un canonico coll'irte tue chiome, ch'io fermi l'elettrico gridando il tuo nome?

Ch'io rubi nell'etere di stelle un collare, o fili il tuo strascico col raggio lunare?...

E sì che le bubbole potrei qui finire, se avessi la voglia di farti arrossire,

fanciulla, dicendoti la prosa del vero: — Ho d'oro penuria, son grullo se spero. —

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