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1839–1875

SATANA E LA BOTTIGLIA

Emilio Praga

Sotto colla bottiglia! La mia pugna somiglia a quella di Gesù, quando dal monte Satana

lo fe' guardare in giù. — Pensa — il diavol mi dice — alla ridda felice che ti farò danzar:

sarai del ciel più fulgido, più profondo del mar! Ti sentirai poeta, ti sentirai profeta,

Re, Satrapo, Pascià... l'illusion baciandoti per man ti prenderà. Vedrai l'Iside austera,

fatta mite e ciarliera, inchinarsi al tuo piè, e dirti: “Ogni mio simbolo vo' rivelar per te”.

Andrai con essa ai lidi dove si fanno i nidi dal tramonto all'albor; dove compendian gli attimi

un secolo d'amor. Vedrai colline e valli di perle e di coralli e cieli di zaffir;

e sarà tanto il gaudio che ti parrà morir! Udrai la greca Diana e l'Ondina Oziana

gridarti: “Endimion!”; le abbraccerai, di eolie cetre e di tube al suon. Risorgeranno i giorni

dell'innocenza adorni; farai ritorno al dì che il primo endecasillabo dalla tua penna uscì.

Ritornerai bambino; vedrai la mamma al vino per te l'acqua sposar, mentre gli altri, bevendolo

schietto, parean burlar!... — Fu con questo lontano ricordo che Satàno il nappo in man mi die'.

Or posso dir che il Diavolo un mentitor non è!

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