Sotto colla bottiglia!
La mia pugna somiglia
a quella di Gesù,
quando dal monte Satana
lo fe' guardare in giù.
— Pensa — il diavol mi dice —
alla ridda felice
che ti farò danzar:
sarai del ciel più fulgido,
più profondo del mar!
Ti sentirai poeta,
ti sentirai profeta,
Re, Satrapo, Pascià...
l'illusion baciandoti
per man ti prenderà.
Vedrai l'Iside austera,
fatta mite e ciarliera,
inchinarsi al tuo piè,
e dirti: “Ogni mio simbolo
vo' rivelar per te”.
Andrai con essa ai lidi
dove si fanno i nidi
dal tramonto all'albor;
dove compendian gli attimi
un secolo d'amor.
Vedrai colline e valli
di perle e di coralli
e cieli di zaffir;
e sarà tanto il gaudio
che ti parrà morir!
Udrai la greca Diana
e l'Ondina Oziana
gridarti: “Endimion!”;
le abbraccerai, di eolie
cetre e di tube al suon.
Risorgeranno i giorni
dell'innocenza adorni;
farai ritorno al dì
che il primo endecasillabo
dalla tua penna uscì.
Ritornerai bambino;
vedrai la mamma al vino
per te l'acqua sposar,
mentre gli altri, bevendolo
schietto, parean burlar!... —
Fu con questo lontano
ricordo che Satàno
il nappo in man mi die'.
Or posso dir che il Diavolo
un mentitor non è!