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1839–1875

PITTORI SUL VERO

Emilio Praga

Schiudesti appena il tuo logoro ombrello, e già d'urti e di inchieste ti circonda di pescatori un garrulo drappello, e dura legge è pur che si risponda.

— Eh, che mai fa? — Dipingo. — — Oh bello, oh bello!... — Ma come? — Come posso. — E cosa? — L'onda. — L'onda del mar?... ci metta anche un battello. — Il tuo, no, il mio che azzurri ha remi e sponda.

— Ma del quadro che fa, lassù a Milano? — Al prossimo di buona volontà lo vendo come l'ostriche e il merlano. — La gente crolla il capo e se ne va,

dicendo: — È un pazzo — ed io soggiungo piano: — V'ha chi tali ci crede anche in città. — Ma bello è quando parlano, seguendo del pennello la corsa affaccendata,

e fra loro in famiglia discorrendo, di tutti i casolar della borgata — To', la casa di Gilda è già segnata! — Ve' la finestra qui del Reverendo!

Or che la fante gli cadde malata, anch'egli il pover'uom va impallidendo. — Guarda la barca di compar Clemente che s'è annegato pescando corallo!

— Ve', ve', il giardino qui dell'Intendente! — Oh ma non scriva, no, quel muro giallo: vi sta un ricco che mai messa non sente, e il curato lo danna senza fallo! —

Ma chi di voi parlerà degnamente, osterie che i pittor ricoverate? Delle vostre cucine è nume un niente frammisto di cipolle e di patate!

Sognate vino e ostiera seducente? Un vecchio marinar vi ritrovate, che vi schiude una stanza puzzolente... Della cantina ohimè non ne parlate!

Ma quando tapezzata è la stanzetta di tele, e qualche amabile pilota narra gli eventi della sua barchetta e un letticciuol le stanche membra aspetta...

l'itinerario del diman si nota, e sulle labra vien la canzonetta! Pensate a un uom, prigione alla locanda, con una pioggia che a torrenti cade!

Se costui Cristo al diavolo non manda è paura d'entrambi che lo invade. Uscir?... di fango sono un mar le strade, e le mie scarpe han l'aria miseranda;

che cesserà, l'oste mi persuade, e ch'io pazienti ancor mi raccomanda. Si comincia a educare il gatto o il cane con cento schiaffi, ed un soldo di pane,

poi si contano travi e casseruole, poi sospinta la serva alle carole, e affumicate dei sorci le tane, sbadigliando si scrive un inno al sole!

Ma ritornato dalla lunga gita alla casa paterna, a' tuoi diletti, d'alme memorie l'anima arricchita, e la valigia piena di abbozzetti:

come lieto rivedi i cavalletti che abbellano la tua stanza romita, e come lieto ai muri prediletti appendi la tua preda, al mar rapita!

Poi come è dolce raccontar gli eventi agli amici del tuo viaggio lontano, e innamorarli dei lidi ridenti! E quando, solo al tuo lavor, la mano

trascorre, e vola il cuore, ancor tu senti fuor dai vetri il fragor dell'oceàno!

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