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1839–1875

NOLI

Emilio Praga

O armoniosa quiete del villaggio, balsamo sospirato un anno intiero, o pace della mia anima, e raggio del mio pensiero!

Come sei tutta buona e tutta bella, o ammaliatrice, o santa, o cortigiana! La tristezza, tua pallida sorella, è la mezzana;

e io ti stringo, ti mordo, amante offeso da cento mali, e tu m'intendi e taci: le tue carezze sono unguento steso, nettare i baci.

Con te la vita è placida fiumana che i burroni scordò donde discese: una farfalla è qui la settimana, un bimbo il mese.

Era ben mesto, o miei poveri amori, ché sulla strada, quando son venuto, mi seguiva un convoglio di dolori rapido e muto.

Or li ho messi a dormire ad uno ad uno, distesi, freddi, pallidi, stecchiti: in verità, non ditelo a nessuno, li ho seppelliti

nell'orticello pien di aranci e d'ali dove un bel pozzo invita ad aver sete, e dove spesso brillano gli occhiali di qualche prete;

sotto il sagrato, e placidi vi stanno fra le campane e i cantici latini: berretti rossi e mezzari vi fanno da fiorellini.

Dormono lì, né, mutin lune e soli, a rizapparne andrò la sepoltura; però, a smarrirli, partirò da Noli a notte oscura,

poiché sepolti son, ma non son morti: quando la coltre non sorride al sonno, tornano ancora, tanto sono accorti, e tanto ponno!

Bussano ancora alla finestra mia, e: “Apri, gridano, apri ai vecchi amici; abbiam pescato nella tenebrìa rime felici.

Apri, ingrato, ai dolor! siam noi la musa, l'eterna musa che pel mondo corre; non è poeta l'uom che ci ricusa, l'uom che ci abborre”.

Ed io rispondo: “Sirene, Sirene, tornate a sonnecchiar sotto il sagrato: siete il vin che mi ha roso e le cancrene che m'han bruciato!

Oh se il soffrir fosse il retaggio, il motto dei guerrier della lira e del pensiero, vi inchioderei sul cor!... ma gli è lo scotto del mondo intiero!

Andatene, per Dio!”... Li sento appesi alla parete polverosa e scialba, urtar le imposte, come ospiti offesi... Ma spunta l'alba,

e canta il gallo; (il gallo campagnuolo conserva ancor la leggendaria possa): i miei dolori tornano al lenzuolo, dentro la fossa;

e allor comincia la dolce giornata. Prima son vaghi suoni in lontananza, qualche canzon furbetta e spensierata, o il mar che danza;

poi paroluccie tutte vispe e fresche della cara fanciulla allegra e bella: torna dall'orto carica di pesche grembo e scarsella.

Ed io contemplo e scrivo e suggo il buono, santo licor che il mio pensiero inolia, e mi muoia il pensier se anch'io non sono un'arpa eolia!

È rima, è strofa qui tutto che giunga; fin dai bimbi che all'aria mattutina portano a passeggiar l'acuta e lunga tosse ferina.

O Noli, o solitaria pescatrice tutta cinta di torri e di madonne, Dio protegga il tuo mar, la tua pendice e le tue donne!

Le negre donne tue che ritte stanno, le donne per l'Italia affaccendate, che prolifican liete un mozzo all'anno per le fregate!

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