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1839–1875

INCONTRO NEL BOSCO

Emilio Praga

Staman nel bosco stavo tutto solo i gorgheggi a tradur di un usignuolo, quando un falco calò sul picciol nido e ripartì con un superbo grido:

la voce armoniosa più non udii fra i tremuli arboscelli, e la selva restò muta e pietosa su un nido di orfanelli.

Quand'ecco di fanciulli una brigata che arriva saltellando, all'impensata, brucando i rami della via romita, pestando l'erba dove è più fiorita...

“Di che paese siete? Dove andate così tutto uccidendo?”. Il più fiero rispose: “Eh, no, vedete, vivi, vivi li prendo!

guardi”. E tirò di sotto a un cencio nero tre colombi, due tordi e un capinero. “Non siam che a mezzo aprile, e sente, sente quanti nidi? la selva par vivente;

ne abbiam per tutto giugno di correre la valle e le pendici!”. E lietamente si stringeva in pugno i poveri infelici.

Pugno di rosa, e belli occhi lucenti, e chiome d'oro, e labbra sorridenti, pugno di paggio uscito a coglier gigli di una regina per i biondi figli!...

Il falco sghignazzava nell'azzurro del ciel come un buffone, e il mesto animo mio gli perdonava la fame e l'uccisione.

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