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1839–1875

GENNAIO

Emilio Praga

Gennaio! È il mese in cui la Dea Speranza, la Dea che accanto a me più non ritrovo, fanciulle mie, bussa alla vostra stanza, vestita a nuovo.

— Certo quest'anno giungerà uno sposo! — Della miseria romperò l'artiglio! — Ritornerai guarito all'aer gioioso! — Avremo un figlio!

Fanciulle mie, dalle cantine ai tetti al nascere d'ogni anno è un coro uguale; cantan l'atre galee, cantano i letti dell'ospedale;

il mondo intier canta alla Dea loquace! E, prima ancor che un altro mese scocchi, il mondo intiero si ricrede, e tace col pianto agli occhi!

E che perciò? gemendo accanto al fuoco spesso io mi ammiro assai più che nel riso; quell'esser triste e sol mi sembra un poco di paradiso.

I miei morti mi narrano segreti di radici di fior, nei cataletti, di zampilli che fan nei sepolcreti i ruscelletti.

La neve intanto, come chi dispone una sorpresa, silenziosa e lenta si va aggrappando intorno al mio balcone, e mi addormenta.

Sogno allor le scarpette esposte al vento, i magi in viaggio ancor sui dromedari, e il gioir delle madri, e lo sgomento dei nonni avari;

e te sogno, gentil mia creatura, ti sogno addormentata in un giardino, più soave, più candida, più pura di un gelsomino!

E le farfalle colle aluccie d'oro dicon d'aprirsi al bottoncin di rosa, e i fior già desti mormoran fra loro: “Che bella cosa,

che dolce vista un angioletto blando!...”. Tu schiudi gli occhi alle dolci parole, e quello sguardo tuo somiglia un brando snudato al sole!

Mi desto anch'io. Penso ai monti agghiacciati, ai pini incanutiti in modi strani, ai mesti casolari abbandonati dai mandriani.

E mi avvinghio alla stufa: oh! abbracciamenti ch'io prodigo alla bianca ospite cara! Essa è cortese senza far commenti, e mi prepara

l'intelletto al lavor meglio, assai meglio che non faccia l'amor vivo dell'Eve, dalle braccia di cui spesso mi sveglio col capo greve.

Ma cotesto è affar mio; poco v'importa, e scusatemi assai se vado a sbalzi, se fo com'un che viaggia senza scorta e a piedi scalzi.

Fra un sì ed un no tutto quaggiù tentenna: la nube, il vento, il cuor dell'uomo e il mare... Io mi son un che quando va la penna la lascio andare...

Amate i fior? di paglia circondate la gracile viola ed il giacinto; alla camelia, alla azalea donate, e al variopinto

tulipano, ed all'ellera, ed al lilla l'aure negate alle deserte aiuole: certo anche ai fior pensò chi la scintilla rapiva al sole!

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