Suonano a esequie, un feretro s'avvia,
un prete è in allegria.
O mio canestro di olezzanti fiori,
tavolozza di forme e di colori,
o stelle che dal ciel mi sogguardate
colle splendor delle tremanti occhiate,
ditelo voi, vergini cose, è vero,
ch'io tutto finirò nel cimitero?
Suonano a esequie, un feretro s'avvia,
un prete è in allegria.
Voi che vivete, o fior, nell'ozio blando,
l'aria che in mezzo a voi vien spigolando
non vi racconta mai se battan l'ali
dopo l'ultimo giorno alme immortali?
Stelle, quando la morte un'alma miete
nulla salir per l'etere vedete?
Suonano a esequie, un feretro s'avvia,
un prete è in allegria.
Stelle, mai non vedeste a notte oscura
spirti in fiamma esalar la mia pianura?
Gelsomini, se il suol che vi ha concetto
nel fango si educò di un cataletto,
nulla udiste venir lungo lo stelo,
verso i petali schiusi, e verso il cielo?
O fior, centuplicatemi l'olezzo...
ch'io non senta il mio lezzo!
Stelle, scendete nell'anima mia
di me stesso a ingannar la tenebria!
Rinnegate il Signore, o fiori, o stelle,
che vi fe' così puri e così belle,
mi creò sì superbo, e buono, e lieto,
e intascò sogghignando il suo segreto!