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1839–1875

DOLOR DI DENTI

Emilio Praga

Nelle eterne solitudini ride il sole come un pazzo, e le fervide risate son di raggi immense ondate;

per le selve e i precipizii, lungo i solchi e nelle ville, tutto è fremiti e scintille, tutto è palpiti e splendor.

Musa mia, tu se' una mummia, nel mio cranio, orsù, ti sdraia; tavolozza, si sbadiglia? Come un feretro sei gaia!...

In un dente che somiglia a una torre rovinata, ho una danza forsennata di stranissimi dolor.

Queste spiaggie solitarie ti rammenti, o giovinetto, quando, in mezzo a donne care, in quel dì del primo affetto,

le venimmo a visitare? Qui la pioggia allor ne colse, e al villaggio ci travolse colla nostra ilarità.

E le madri rampognarono i ragazzi scapestrati!... Ma a un bel fuoco i piccioletti piedi e gli abiti asciugati,

in attesa dei confetti ci ponemmo a desinare; era il giorno del compare, un bel giorno in verità!

Dio! d'argento son le nuvole... io non l'ho sul mio pennello; come brilla la campagna, come è buio il mio cervello!

Questo dente che si lagna il mio fango mi rammenta, par che gridi: “T'addormenta, verme putrido d'amor!”.

Nelle eterne solitudini ride il sole come un pazzo, e le fervide risate son di raggi immense ondate;

per le selve e i precipizii, lungo i solchi e nelle ville, tutto è fremiti e scintille, tutto è palpiti e splendor.

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