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1839–1875

DESOLAZIONI

Emilio Praga

Il marchio aspetto delle bianche chiome, a cinque lustri errando nella vita, vecchio come una quercia, e affranto come un sibarita.

E lo sa Iddio se la mia perla fina, questa infelice giovinezza mia, profanò la sua luce adamantina per bieca via!

Lo sa Iddio se ho vegliato al mio gioiello, se mai vil senso l'anima mi punse; vissi aspettando un mio fantasma bello che mai non giunse;

vissi a fior d'acqua, fra i giunchi materni, e il sudiciume non cercai del mondo; ma l'empia ressa dei calci fraterni turbava il fondo,

e, poiché il fango sal come la nube, come l'incenso e la prece devota, sul bianco viso del natante impube giunse la mota!

E la beata castità del core, la pura fede, e la placida speme, e della mente il vergine fervore sparvero insieme.

L'idea, la casta idea, nei penetrali dell'anima crescente all'avvenire, per arcano pudor raccolse l'ali, e per morire.

Quando, un sorso del calice libato, ti assal la pigra voluttà del tosco; quando a tutte le maschere hai gridato: io ti conosco!

Amico, i sogni allor sono svaniti, e tu ti accorgi che diventi serio... Oh invoca, allora, invoca i santi attriti del desiderio!

Il ciel le sue benigne aure non spira a giovinetto capo che si lagna, ma la terra nel suo seno l'attira per le calcagna;

e un'anima di cento anni che ingora un odiato involucro ventenne, geme dietro le rose e canta: è l'ora di alzar le penne!

Oh baci, oh soli prodigati al bimbo, ironie degli aprili e delle madri!... Meglio una bara di due palmi, e il limbo dei santi padri!

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