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1839–1875

DE PROFUNDIS CLAMAVI

Emilio Praga

È l'ora in cui gli augelli accovacciati la testolina ascondon sotto l'ala; le lucciolette ricamano i prati, e canta a vespro la fulva cicala.

Traversa il cielo un vento accidioso, della sua meta incerto e senza lena; al suo passaggio il bosco pensieroso saluta sì, ma rispettoso appena.

Giù nel fosco lontan di quando in quando guizza un baleno debole e perplesso; d'amor regna sull'orbe un senso blando, e un vago accenno di pietà con esso.

Raccogliti, cor mio, l'ora è solenne! Le rondini più e più stringon le spire dei vispi voli in cui beâr le penne, e le assal delle gronde il sovvenire.

Così dell'uomo; la flebile calma sull'agonia dell'universa luce alle parvenze del mister lo impalma, e a un altar malinconico lo adduce.

Raccogliti, cor mio, povero core! Raccogliti, e preghiam; la prece è bella qui dove un vale, un sì del creatore giunge col raggio di ciascuna stella.

Onnipotente! oh! fa' che non si ammali la mia pallida musa, illusione ultima e santa dei miei dì fatali!... Il mio pan quotidiano è la canzone.

Manda sul mio cammino il mendicante che guarda in viso e che non sa cercare, e allontanami il giorno in cui, tremante, non trovi il soldo da potergli dare.

Fa' che ai coloni del mesto villaggio, non turbi i sonni il perfido uragano, e sorridan, non curvi, al mio passaggio, e i più vecchi mi stringano la mano.

Ch'io possa sempre adorarti, o Signore, negli astri in cielo, e nei fiori in giardino; dammi la calma e dammi un po' d'amore, e permetti che viva il mio bambino!

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