Quella superba sua faccia serena passar la vidi tra la folla oscena, e vidi gli occhi della folla ardenti sprofondarsi ne' suoi,
come attoniti e opachi occhi di buoi. Mordea la folla collo sguardo muto le nudità di latte e di velluto, e correa, dietro i vaghi ondeggiamenti
del morbido corsetto, i profili del largo, augusto petto. E allor pensai che poiché brilla il sole sulle paludi e sulle verdi aiuole,
irradiar poteva in una festa la pura faccia di una donna onesta! Ma, seguendo il suo strascico di seta, il mio cor sospirava: — O bella creta,
va', domanda alla Venere di Milo la lista dei cretini che vide immoti a' suoi piedi divini!... E sentirai dalla vetusta dea
come la forma strangoli l'idea, come al vergine altar della bellezza sorga stolto e profano il basso incenso dell'ossequio umano!
O bella creta passa nella festa poiché sei tanto bella e tanto mesta, in mezzo all'orgia delle voglie, illesa; passa candida e altera e non compresa!
Adorino il tuo riso incantatore, agognino al tuo fiato e al tuo pallore, bevan l'abisso delle tue pupille, e l'aurora che vola
dalle tue labbra colla tua parola... Sarà l'inno del verme all'infinito, sarà il ringhio che simula il ruggito, non sarà la bestemmia e la canzone
che merita la donna, quando è l'angelo, il santo e la madonna! E tu non sei del mondo, o bella creta, no, del mondo non sei, né del poeta;
né del poeta, o stella passeggiera, né del marito che ti abbranca a sera! —
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