La caravana dei desiri miei
verso di voi salìa, donna divina,
come una fila di camelli ebrei
al limitar di mistica piscina.
Oh se giungeva ad attaccar la briglia
alle fossette delle vostre spalle,
la noia, il condottier della famiglia,
si dipingea di ciel le guancie gialle!
Giacché, marchesa, voi siete un inganno,
siete una larva dei secoli vieti,
e certo ancor nell'anima vi stanno
le carezze dei numi e dei poeti.
Siete risorta da una tomba argiva
per rinnegar coi vergini splendori
le belle inferme dell'età lasciva,
e le viltà dei nostri flosci amori!
Deh, spargete la spiga e la verbena
nel folto crine che vi bacia il viso;
deh, non negate alla mutata scena
i firmamenti del vostro sorriso!
Ché saran santi sorriso e corona,
fosse del volgo sterminato in mezzo,
s'anco una sola anima mesta e buona
divinizza l'amore al vostro olezzo!