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1839–1875

CONVENTO IDEALE

Emilio Praga

Io voglio farmi un piccolo convento, lontano, solitario, in riva al mar; colà, pieno di sole, in mezzo al vento, starò lieto e tranquillo ad invecchiar.

Sarò il padre prior de' miei peccati, e una regola nuova inventerò; i miei pensosi e pallidi affigliati senza scelta di sesso annicchierò;

primo l'Orgoglio: sarà un frate austero, sarà padre guardiano e consiglier; da molt'anni è abilissimo al mestiero: prender la gente a calci nel seder.

Poi l'Accidia, l'Accidia anima pia, soave primogenita del ciel; e verrà spesso nella stanza mia perché le aggiusti sulla faccia il vel.

Poi la Lussuria: le darò un altare tutto per lei, tutto profumi ed or! Sera e mattina, senza mai posare, dovrà cantarmi l'Angelus nel cuor.

Porrò l'Invidia accanto al cimitero, e in refettorio la Gola porrò; schiavo del corpo e schiavo del pensiero, perennemente le visiterò.

Tu, Avarizia, starai sul campanile giorno e notte, o pudica, a mormorar: Qui abbiam l'azzurro, la manna e l'aprile, son rime e strofe e non le voglio dar!

Condurrò l'Ira anch'essa al mio convento, ma per poco, la scarna, vi vivrà; le innalzeranno in chiesa un monumento, ove il Priore a ridere verrà.

Immemore così del calendario, starò in riva del mare, in mezzo ai fior, nel convento lontano e solitario. E sulla porta sarà scritto: Amor.

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