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1839–1875

ARMONIE DELLA SERA

Emilio Praga

La notte piombava dai campi celesti, e gli uomini onesti — russavano già. Il cielo era un buio germoglio di stelle; s'empìa di fiammelle — la negra città.

Le serve ridevano di sotto alle porte; furtiva la Morte — salìa l'ospital. Curvavansi in chiesa devoti e capoccie sull'ultime goccie — dell'acqua lustral.

Cantavan nell'ampie caserme i tamburi. Nei vicoli oscuri, — coll'ansia nel cor, i giovani imberbi battevan le traccie di pallide faccie, — di squallidi amor.

L'astronomo, insetto dell'atomo errante, giungeva anelante — sull'ermo manier; e i bracchi annebbiavano, davanti ai camini, gli sguardi indovini — di un sonno legger.

Il giuoco accendevasi nei turpi ridotti; e maghi e sedotti, — con strana virtù, già ungean nella bile dell'anima immota la rapida ruota — del meno e del più.

Le madri, frattanto, cadean ginocchioni, e in lunghe orazioni — chiedevan pietà... La notte piombava dai campi celesti, e gli uomini onesti — russavano già.

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