La notte piombava dai campi celesti,
e gli uomini onesti — russavano già.
Il cielo era un buio germoglio di stelle;
s'empìa di fiammelle — la negra città.
Le serve ridevano di sotto alle porte;
furtiva la Morte — salìa l'ospital.
Curvavansi in chiesa devoti e capoccie
sull'ultime goccie — dell'acqua lustral.
Cantavan nell'ampie caserme i tamburi.
Nei vicoli oscuri, — coll'ansia nel cor,
i giovani imberbi battevan le traccie
di pallide faccie, — di squallidi amor.
L'astronomo, insetto dell'atomo errante,
giungeva anelante — sull'ermo manier;
e i bracchi annebbiavano, davanti ai camini,
gli sguardi indovini — di un sonno legger.
Il giuoco accendevasi nei turpi ridotti;
e maghi e sedotti, — con strana virtù,
già ungean nella bile dell'anima immota
la rapida ruota — del meno e del più.
Le madri, frattanto, cadean ginocchioni,
e in lunghe orazioni — chiedevan pietà...
La notte piombava dai campi celesti,
e gli uomini onesti — russavano già.