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1839–1875

“AMO IL BUIO...”

Emilio Praga

Amo il buio e il fragor della fucina, e mi piace l'artier che tempra il ferro: la polverosa sua faccia ferina, gli occhi di foco e le braccia di cerro.

È il sacerdote del problema oscuro, è il nuovo ingegno del redento Giobbe: forse è per lui che al secolo maturo l'uom brandirà la scala di Giacobbe.

Giacché, pensando alla cruenta via per cui fe' vela l'angelo Pensiero, mi persuade la tristezza mia che non la tema il demone Mistero.

E più d'Icaro assai, passero greco, più del vate che al fulmine attentava, le speranze mi avviva il sacro speco ove il deforme Ciclope vegliava.

Forse che fra l'incudine e il martello egli gemere udìa sillabe arcane: il motto ignoto dell'immenso Bello, la cifra oscura della Sfinge immane!

Amo il buio e il fragor della fucina, e mi piace l'artier che tempra il ferro: la polverosa sua faccia ferina, gli occhi di foco e le braccia di cerro.

Fossi fanciulla bianca e delicata, vorrei sporcarmi al suo nobile petto: l'arte soave sulla lena innata, e sulla forza verserei l'affetto.

O Polifemo! il gaio mondo antico Ossa e Pelia inforcati ancor vedea, se fosse giunto all'isola un amico a condurti per man la Galatea!

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