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1839–1875

ALL'AMICO

Emilio Praga

Quando era colma l'anima di affetti e di armonie, ho prodigato al lastrico le esuberanze mie;

e tracannai, beffandoli, vini di insulse ebrezze, e dispersi carezze che ricordar non so.

Ma non mi infanghi il plauso dell'ebete orgoglioso che urtai, fra gonne e calici, nel suo cammin famoso;

se nei caffè sbadiglia d'arte, per noia e moda, che il nome mio non s'oda, o ch'ei lo insulti io vo'!

L'insulto e la calunnia, sposati in un sorriso, non turberan, scontrandola, l'ironia del mio viso;

nell'orgia e nella nebbia fui di un mio sogno in traccia, né ho mai guardato in faccia i corpi intorno a me.

Tu, biondo e malinconico compagno di visioni, cui palpitando mormoro le torbide canzoni,

tu sai le mie battaglie, le mie superbie sai, e presto mi vedrai venir ridendo a te;

e dirti: il ciuco e il ninnolo, il masso e la beghina, son scesi a conciliabolo, una bella mattina,

e han giurata impossibile, in nome del buon senso, la cara arte ch'io penso quella che pensi tu.

Arrigo, e alla materia e all'azzurro ineggiando, le sordità del prossimo ritenterem, cantando,

forse profeti inutili, ma lieti, in santa guerra, gli aromi della terra, gli effluvii di lassù!

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