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1839–1875

AL MIO EREDE

Emilio Praga

Io son povero al par di un fraticello; ma tu sei vispo, rubicondo e bello, l'avvenire tu sei, l'ultima legge ormai dei giorni miei.

Ti lascio, amico mio, molte sciagure di cui farai tesoro: esse valgono — sai? — nell'ore oscure oh! molto più dell'oro!

Ti lascio i sogni e le illusioni, mille imagini gaie e le canzoni che leggerai pensando di chi visse di te, mio venerando.

Mio bel vecchietto dalle chiome bionde, che già osservi e già pensi, cui non giunsero ancor lemuri immonde dall'anima nei sensi!

Ti lascio il meglio che mi resta ancora: il pio desir di una celeste aurora, dei pedanti il disprezzo, e la manìa di cercar perle al lezzo.

Ti lascio — forse — alcune avite botti, il vecchio Dante onde al cielo si arripa, e, ausigliatrice di non vacue notti, una eccellente pipa!

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