Io son povero al par di un fraticello;
ma tu sei vispo, rubicondo e bello,
l'avvenire tu sei,
l'ultima legge ormai dei giorni miei.
Ti lascio, amico mio, molte sciagure
di cui farai tesoro:
esse valgono — sai? — nell'ore oscure
oh! molto più dell'oro!
Ti lascio i sogni e le illusioni,
mille imagini gaie e le canzoni
che leggerai pensando
di chi visse di te, mio venerando.
Mio bel vecchietto dalle chiome bionde,
che già osservi e già pensi,
cui non giunsero ancor lemuri immonde
dall'anima nei sensi!
Ti lascio il meglio che mi resta ancora:
il pio desir di una celeste aurora,
dei pedanti il disprezzo,
e la manìa di cercar perle al lezzo.
Ti lascio — forse — alcune avite botti,
il vecchio Dante onde al cielo si arripa,
e, ausigliatrice di non vacue notti,
una eccellente pipa!