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1839–1875

AD UN CAMPANILE GOTICO

Emilio Praga

Fosti eretto da uomini orgogliosi in un'età di ferro! Nelle viscere tue stan marmo e cerro, bel campanile!

I tuoi merli son gloria e apoteosi! L'ellera vagabonda, agli ermi amica, tutto ti circonda con vago stile!

I tuoi merli li fe' la durlindana tramutata in martello, ond'è che appari simile a un castello, o mole strana!

Ti contemplo quaggiù dalla vallata dell'erbe in sullo smalto, o mio bel campanile, o chiesa, o spalto, che il sole indora!

L'ellera, amica agli ermi, ha incoronata la tua vetusta fronte, e tu rammenti, o campanile, un monte e una calma dimora!

Come t'aman le rondini fedeli! Al tramonto è una festa di voli e trilli intorno alla tua testa che guarda i cieli!

La tua campana è una nenia soave e riverente io l'odo: e ripenso ai misteri e a Quasimodo, bel campanile!

Che l'Angelus tu pianga o canti l'Ave, canti e piangi d'amore: e fai pensare ai poveri e al Signore superbo e umìle.

O mole strana! e alle rondini accanto l'upupa tu ricetti: da secoli tu accogli anche i reietti, campanil santo!

Lascierò questa valle; assai lontano forse il destin mi attende: ma per mutar di luoghi e di vicende, muro feudale,

ricorderò che non t'ho visto invano, perché in te mi specchiai! Nel tuo destino il destin mio guardai, o pieno d'ale:

o pieno d'ale, o pieno di mistero, di memorie e d'oblìo, muro triste e leal, mi hai mostro intero il genio mio.

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