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1839–1875

A UN FETO

Emilio Praga

Là nel Museo, fra i poveri avanzi imbalsamati che all'ospedal dal medico a lungo corteggiati,

e agli abbietti cadaveri rapiti ed alla croce, la scienza feroce ai posteri serbò;

fra il torso di un ginnastico e una mesta vetrina dove la mano infusero di un'etica bambina,

vidi una cosa orribile vidi di un uomo il feto; quella tomba d'aceto un canto mi cercò.

Era un bel dì di luglio; dagli ampii finestroni piovean cadenze e balsami di fiori e di canzoni;

brillavano le mummie nelle corteccie frolle, e dalle vecchie ampolle frangea scintille il sol.

Il sol che le miriadi dei vermi e degli insetti, giù, nell'orto botanico, scalda ai fecondi affetti,

e in un bacio affamiglia il ciel, lo stagno, il sasso, e il giovin granchio al passo aiuta, e il nibbio al vol.

Il sol che vide al placido balcone una fanciulla che, curva fra i garofani, preparava una culla;

e il più gentil battesimo avea cercato ai santi, e quattro labbra amanti lo sussurravan già!...

Oh dell'alcova fascini dove un bimbo è aspettato! Oh pregustati palpiti dell'istante affrettato!...

Nacque?... morì?... vergarono una scritta latina, chiusero una vetrina... il resto Iddio lo sa!

Egli che accozza i mistici metri degli universi, egli che fa degli uomini i suoi superbi versi,

egli vi mesce sillabe mute, e sdegna la lima? Incespica a una rima chi il mondo improvvisò?

Eccoti, o laido sgorbio del poeta celeste! Dalla tua fiala il dubbio sbuffa le sue tempeste;

gramo corpuccio viscido, tappato in sempiterno, tu miagoli lo scherno che il Caso all'uom creò!

— Vieni, o lettor dei codici, sù, la sentenza grida; inchioda a' tuoi paragrafi la mano infanticida!

Tu accusi chi un cadavere fuor dal recinto pose, che tuoni a chi l'ascose di una fanciulla in sen?

Areopagista miope, svesti la toga nera; dà il braccio a questa povera mia Musa passeggiera,

e, tu canuto e burbero, noi mesti e giovinetti, oltrepassiamo i tetti, chiediamone al seren!

Ei ti dirà che brillano gli astri, che l'aura è pura, che raggi il sol diluvia, che immensa è la natura;

che è scintille la polvere scossa dal nostro piede, e che talor si vede qualche fiammella errar;

ei ti dirà che l'ebete mondo gli appar giulivo, che ha sulla faccia immobile un punto ammirativo:

che i nostri mar son lucidi, le nostre case bianche, e che dell'ali stanche eterno è il sibilar!

E allora udrai la pallida compagna a singhiozzare, e sentirai sull'anima le tenebre piombare,

e noi dei versi apostoli, tu della scienza duce, nella beata luce barcolleremo insiem!

E chiederem l'Ippocrate che insanguinò le mani, palpando nelle viscere i patimenti umani;

e ascolterem vocaboli di desinenza achea, e la superna Idea al fango aggiogherem.

Saprai che, da quest'orride burle della natura, tutto un sistema eressero, tutta una legge oscura;

che multiformi eserciti di mostri in lunghe serie espongono miserie al prossimo che vien.

E ha già segnato il numero il povero bambino, e un bel nome scientifico, e il cippo cristallino,

prima ancor che sul lugubre letto la madre frema, e che nell'ansia estrema se ne insudici il sen.

Ed ecco un incolpevole bimbo che il capo ha tronco, e inonorati Scevola dall'esil braccio monco,

ed orbi cranii, e faccie cui sul lercio tessuto del pianto di un minuto l'orme nessun lavò.

Questo, ironia satanica, due cuori ha chiusi in petto, e accanto a lui, crisalide di non terreno affetto,

un corpicin di femmina, stipato di mammelle, perde la lunga pelle che l'acido succhiò.

Guarda: son due putredini ed eran due gemelli, concetti insieme al gaudio di chiamarsi fratelli;

guarda: un orrendo bacio nell'almo sen li strinse, e colla morte avvinse gli sventurati amor...

Madri che avete un pargolo gaio, ricciuto e bello, gli anatemi frenatemi del cuore e del cervello;

per chi ha pianto d'angoscia, per chi di gioia ha pianto, l'orribile mio canto posso mutare ancor...

Era un bel dì di luglio; dagli ampii finestroni piovean cadenze e balsami di fiori e di canzoni;

brillavano le mummie nelle corteccie frolle, e dalle vecchie ampolle frangea scintille il sol.

Come una freccia argentea, dalla mesta vetrina, la man sottile e candida dell'etica bambina

parea segnar nell'aria qualche invisibil cosa: spirti color di rosa, ali spiegate al vol!

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