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1839–1875

A MIA MADRE

Emilio Praga

Madre, narrartela vorrei la storia, ma è fumo, è nebbia nella memoria.

Storia di grandini e di vendemmie, storia di lagrime e di bestemmie;

frutto vermiglio, succo letale, cloaca, empireo di branche e d'ale;

è piena d'angeli, piena di streghe, di geroglifici, d'alfe e di omeghe.

Vi stride il rantolo, vi scroscia il riso; tutte le aureole del paradiso,

tutte le furie del folle inferno vi cantan l'epica del Padre Eterno!

Madre, narrartela vorrei la storia, ma è fumo, è nebbia nella memoria!...

Però ritessimi qualche agonia che mi risusciti l'infanzia mia;

qualche episodio, qualche nonnulla... un capitombolo dalla mia culla,

un mal di stomaco, la fanticella, i Magi, i bricioli della scarsella;

le panche gelide, le passeggiate, l'altar, le prediche assaporate

cogli occhi timidi fisi sui Santi che mi guardavano da tutti i canti,

mentre dal piccolo libro di prece i tuoi sfuggivano cercando invece

— materna imagine di paradiso! — del bimbo pallido l'intento viso.

Oh! sì — ritessimi qualche armonia che mi risusciti l'infanzia mia,

che mi risusciti l'albe svanite!... Gioie od angoscie! Se voi le dite

labbra che il bacio comprime orando, tornerò vergine, robusto e blando!...

M'udrai ripetere che la mia storia è fumo, è nebbia nella memoria,

ma che l'aureola del tuo sorriso la muta in estasi, ne fa un Eliso!

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