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1839–1875

A ENRICO JUNK

Emilio Praga

Della città, madre di inganni e toschi, sei stanco, amico, e aneli ai verdi boschi e a un po' d'acqua corrente. A un po' d'acqua corrente in cui si specchia

la ricciuta fanciulla, oppur la vecchia che ti guarda ridente. Aneli alla mestizia solitaria per cui l'arte respiri insiem coll'aria,

coll'aria imbalsamata! Vuoi della vita frivola l'oblio, e da lontan già senti il brulichio di una allegra borgata!

Di una borgata allegra e faccendiera dove si ciarla da mattina a sera di cento mila cose; dove a ogni angol di muro il sol rischiara

o ombreggia qualche imaginetta cara: o bimbi, o cenci, o rose. Dove il paffuto ostier ti accoglie umano, e la cuoca, stringendoti la mano,

par che un bacio ti scocchi. Dove ti sveglia all'alba il bue che mugge o la giovenca che il figlio che sugge contempla coi grandi occhi.

Ti sveglia, e allor per l'umido sentiero ti affacci all'alma nudità del vero di cui siam casti amanti. Penna e pennello, un Dio v'agita allora!...

Sù, facciam le valigie, Enrico, è l'ora di diventare erranti.

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