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1839–1875

7

Emilio Praga

Lettor, che bella notte! La luna è argento fino, le nuvolette invece son zaffiro e rubino; come tiepida è l'aura, come tutto riposa! Oh l'antica repubblica come dorme! La sposa

dell'Oceano stanotte si rifiuta all'amplesso, e il mar, senza rampogne, s'è addormentato anch'esso. Però veglian gli amanti; odi la serenata? Già sospirato ha il flauto, la ghitarra è intonata,

e la gondola, nido d'affetto e di armonia, lungo il buio canale lentamente s'avvia. Senti il dolce motivo e le dolci parole: “Io son come la zànzera

intorno al candelabro: mi struggo a un vago raggio di neve e di cinabro!”. “Sporgi al veron la candida

faccia che m'innamora, quelle due labbra rosee fa' ch'io le vegga ancora!”. “Io son come la nuvola

che assorbe il sol d'estate: dileguerò guardandoti, e morirò di occhiate...”. Luna, vedi due lagrime cader silenti e sole?

Tu le illumini in cima di quel palazzo tetro, e forse le supponi il scintillar di un vetro... “Sporgi al veron le piccole mani, una sola almeno,

e sembrerà un miracolo di più nel ciel sereno”. “E vincerà, bell'idolo, le stelle del Signore

se mi farai, schiudendola, la carità di un fiore!”. Io son come il famelico che muor sotto la reggia...”.

Luna, mentre la musica, sull'acqua che nereggia, lenta lenta svanisce, il tuo raggio balzano ha illuminato un fauno di sasso in modo strano; forse è il vento che move dall'azzurro ove siedi...

si dirìa che la statua trema dal capo ai piedi.

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