Quella notte davanti agli specchi
della casa un fantasma passò;
e ai ritratti dei poveri vecchi
alzò il pugno, e gemendo parlò:
— Siete teschi, laggiù in cimitero,
genitori del mio genitor;
dadi orrendi del giuoco Mistero,
da Dio colmi di sterpi e di orror.
Siete teschi, e nessun più vi dice:
“Fingi, ridi, pensoso buffon!
La moneta dell'uomo infelice
non ha corso, né luce, né suon!” —
Gote mie cui non seppero i baci
mascherar del sol velo sincer,
quando a braccio di donne fugaci
correvamo i perduti sentier!...
Poiché porvi non vale alla mostra,
come due palinsesti d'amor;
e può leggervi il volgo la giostra
combattuta dai mille dolor;
poiché al volgo narrarle non lice
le vittorie dell'aspra tenzon;
e il quattrino dell'uomo infelice
non ha corso, né luce, né suon...
Oh cadete, mie pallide gote,
e sull'ossa lasciate impietrir
l'onestà delle sfingi, le immote
che al deserto non ponno mentir!