I salici piangenti hanno attitudini di prefiche commosse: sembran sudarii per raccoglier lagrime le sottoposte fosse.
E, come vive, le cime si cullano sotto il molle zeffìro; né sai se il suono che nell'aria espandono sia rantolo o sospiro.
Ondeggiamenti di blande Nereidi, gesti da cortigiane, inchini di Elfi, o di chi al suol prosternasi per un tozzo di pane.
Neghi a quei rami un sentimento, un'anima, chi non nacque poeta! Quegli non oda il sovrumano eloquio della natura queta;
sia sordo alla eloquenza inenarrabile del grande Essere ignoto; non scorga il filo arcano, incomprensibile, che lega l'aria al loto!
Quegli, al tramonto, quando il cielo è incendio, e van le avemarie, da campanile a campanil, dicendosi: “Siam dell'alme le spie!”,
quando la valle si ingombra di nebbia e di vaghi colori ed una mesta voluttà ineffabile assalta i nostri cuori;
e ti senti immortal, pensando al celere riapparire del sole; e, se pur fosti coll'amica, inutili ti sarian le parole;
quando dall'Universo assorto è l'atomo, quegli sbadigli, o vada davanti a sé, segugio inconsapevole, per una ignota strada!
Oh! pel ciel che splendea colle miriadi delle vaganti stelle; pei campi a cui davan bagliori e screzii lucciole e coccinelle;
giuro che a me quei desolati salici dipinsero l'istoria!... Così potessi la vision terribile cassar dalla memoria!
Erano, in mezzo al tenebror diafano, spalle in catene attorte, e lunghe braccia che parean difendersi fra la vita e la morte.
Contorcimenti di dannati, impavide pose da gladiatore... Quei tozzi tronchi di rabbia fremevano, e fremevan d'amore.
Nodosità, curve, punte, sembravano cercar vendetta a Dio; mentre, al raggio lunar, le bianche foglie bisbigliavano: oblìo!...
La Musa mi fe' mago. Allor dai salici uscì questa parola, ch'era lamento e che parea bestemmia: “Ci ha piantati Loyola!”.
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