Poiché il lido è scomparso, poiché nulla ne appare Steno lascia alla forcola il remo. Il cielo e il mare e il fatale amor suo! Tutto il resto è caduto. Bella è là dentro, ignara dello scambio avvenuto;
tanto terror la prese che ancor non mosse accento. Il giovinetto trema come una foglia al vento, e, offrendo in olocausto l'anima al suo buon santo, rattenendo il respiro e rattenendo il pianto,
quasi aprisse la porta di una chiesa, la porta del felze schiude. Immobile, bianca come una morta, Bella a lungo lo fisa, poi guarda intorno... sola! Indietreggia, fa un cenno, ma al labro la parola
le si gela, e qual vinta da un affanno deliro, si copre il viso e cade. Non han pure un sospiro i malor sterminati. In ginocchio, con voce che sembra uscir da un tumulo, e colle mani in croce,
così favella il misero: — Madonna... non temete se a voi davanti un povero sconosciuto vedete... Fu Lionel, per salvarvi, che mi affidò quel remo... O, forse, Iddio! — La dama, con uno sforzo estremo,
solleva il capo e volge gli occhi sullo straniero che segue: — Perdonatemi... fui troppo ardito, è vero, ma era grande il pericolo... e poi... benché la morte già mi fosse vicina, sentìa che il braccio forte
abbastanza per trarvi in salvamento avrei... I più felici istanti vissi dei giorni miei; or Lionello certo non tarderà a venire col legno... e partirete... ora posso morire... —
No, non è inganno: a Steno già già sfugge la vita, e la contessa Bella, trepida, impietosita, come attratta da un fascino dolce e misterioso gli solleva il bel crine che quasi ha il volto ascoso,
e, — Vi conosco! — esclama — giovinetto, quel nastro ch'io perdetti alla messa, l'anno scorso... — Se un astro fosse disceso sotto le pupille di Steno dippiù non brillerebbero; ma l'ansia del suo seno
or si è fatta terribile. — Fu raccolto da voi, e da lontano sempre mi seguiste dippoi... Perché? — Due grosse lagrime fur la risposta.
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