Tu ritorni ben tardi... l'orologio ha sonato mezzanotte; la madre ti ha finora aspettato. Testé, vinta dal sonno, andò triste al riposo... Vedi, già quasi spenta è la face! Non oso
palesarti, o fanciullo, perché mi attardai tanto. Dimmi, andando a dormire, la nostra madre ha pianto? No, ma guardava il pendolo; e dicea le orazioni. Vuoi che sul focolare ti ravvivi i tizzoni?...
Il tuo libro ti aspetta... E tu, fratello mio, non hai tu pur pregato, aspettandomi, Iddio? Tentai più di tre volte di dire il Paternostro, ma... non potei... Perché? Stava sull'uscio un mostro
che appuntava la mano verso la via chiassosa, e guardava la madre, e parea dir... Che cosa? Che tu a noi non pensavi e che verresti tardi. Per lo ciel! mio fanciullo, perché così mi guardi?
E quel mostro è sparito? Sì, quando tu bussasti. Né tu ardisti affrontarlo, e non lo interrogasti? Temea che, s'ei parlava, nostra madre morisse. E sparì quando io venni? Sparve! E nulla ti disse?
No, e la madre già, triste, era andata al riposo. Vuoi che ti avvivi il foco? O fanciul, pensieroso più che non chieggan gli anni, no, lascia spento il foco e i tuoi sonni innocenti indugia ancor per poco.
Ascoltami: quel mostro che ti apparve stasera, tienti bene a memoria, un fantasma non era. Pur la madre nol vide... Essa lo avea nel core! Fratel, quando udrai dire questa parola: “Amore”
pensa a quel mostro!... dimmi, non avea sulla faccia il pallore, lo scherno, l'inganno e la minaccia? Era un mostro ti dissi... È per lui che ritorno talvolta a mezzanotte, spesso sul far del giorno!...
Tu che a piè della madre dormi nel letticiuolo, quando dormirai solo, rammenta, e dormi solo! La madre ha sospirato? Ti attende; e le dirai che pria di coricarmi sul viso ti baciai;
e che verrei, tremando, ad abbracciarla pure se le labbra, rammenta!... non mi sentissi impure.
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