E or già comincia ad esser bianco il crine, e più spessa sul core cade la neve... Svaniron le larve, il sogno sparve.
Quante stoltezze in questa vita grama, quanto, quanto dolore! E come tutto è fumo, e la mestizia e la letizia!
Candida, tu, consolatrice e il biondo crin di un fanciullo al mondo restate a me; la sorella e la madre son lungi — e lungi è il padre!
Pur versi il soffio creatore a questo ingegno infermo, angelo tutelar dì e notte chino sul mio destino!
Tu ancor mi adduci, solitario e mesto, alla chiesetta, all'ermo del colle, alle fontane, ai boschi queti, sacri ai poeti.
Mi affacci ancora ai burroni sognanti elfi, gnomi e giganti; mi insegni il blando linguaggio dei fiori e i miti dei colori.
Leghi il mio spirto al carro di Boote con sottil filo d'oro; mi fai pensoso davanti allo stagno, immobil lagno!
Tutto che in terra fulge o soffre od ama, nell'onta o nel decoro, tu mi assimili, o Musa, e me ne fai e ditirambi e lai!
Amo, per Te, la bellezza gentile del sesso femminile: amo, per Te, la pulce insidiosa, e il moscherin che su un verso si posa.
Amo la casa mia, penso al deserto, all'oasi ed ai ghiacciai... ho ancor sogni bizzarri alle mie notti... e crudi e cotti.
I crudi sono quelli che non sono; gli altri, o Musa, li sai!... Oh! come fumo è tutto, e la letizia, e la mestizia!...
Candida, tu, consolatrice, e il biondo crin di un fanciullo, al mondo restate a me... la sorella e la madre son lungi — e lungi è il padre!
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