Lungo il viale,
per i viottoli,
nelle sale,
in mezzo ai portici,
dalla freccia
delle aguglie
fino all'ultima
corteccia,
dove intreccia
la sua feccia
il ramingo
scarafaggio,
perché un raggio
dell'albor
vi dipinga
perle ed or;
nelle ogive
che si abbracciano
più lascive
delle Naiadi;
nelle grotte
che somigliano,
quando è squallida
la notte,
a una botte
dove, a frotte,
istrioni
con megere
vanno a bere;
sul manier,
nel vallone
torvo e ner;
per le vaghe
latitudini,
per le plaghe
che si incurvano,
trasparenti,
sulle cerule
zone roride
fuggenti,
dove i venti,
caldi e lenti,
van dicendo
alla rugiada
(ché non cada
pria del dì),
la leggenda
delle Urì;
dappertutto,
in terra e in aria,
l'alto lutto
ed il silenzio,
le movenze
spaventevoli
e le magiche
apparenze,
son parvenze,
son coscienze,
son memorie
palpitanti,
favellanti
in amistà
della storia
d'altre età!