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1839–1875

24

Emilio Praga

Dimmi, santa memoria del mio più dolce amore, dimmi come a Lionello battea frattanto il core! Solo colla sua gondola, tacito, palpitante, attendeva nell'ombra la sospirata amante...

O minuti divini di speranza e dubbiezza, non vi valgono quelli della secura ebbrezza, come non vince il sole del meriggio possente il mite oro onde l'alba inghirlanda l'oriente!

Attendeva nell'ombra, presso la riva, a pochi passi dal gran palazzo di Don Diego. I fochi n'erano spenti; solo da una rossa cortina un barlume che andava e venìa, peregrina

facella, certamente in mano alla contessa. S'apre una porticina... alcun ne scende, è dessa. Un baleno, ed ei l'ebbe nelle braccia. — Se t'amo! — Angiol mio!... come fredda... — Non è nulla, fuggiamo!

— Perché tremi?... — Scoperti... ah! è già tardi! — E svenuta rotolò dentro il felze. Or Lionello, t'aiuta! Tre gondolier stemmati guidano alla vendetta

l'uom tradito... t'ingolfa dove l'acqua è più stretta, vola, devia, ti perdi nei laberinti oscuri, cerca aiuto alle mille convessità dei muri, alle volte dei ponti, ai trabaccoli vuoti;

che il nemico non senta ove il remo percoti, e, ora a destra, ora a manca, come guizzo di lampo, lo abbarbaglia!... Sventura!... non più speme di scampo!

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